Vino Cannonau di Sardegna

Cannonau, Elisir di lunga vita

 

Rosso rubino, inebriante, normalmente invecchiato da due a sei anni e con una gradazione alcolica mai inferiore a 12,5 %. Un vino morbido e robusto, che si accosta perfettamente alla cacciagione e ai sapori forti della cucina isolana, specie a formaggi come il pecorino. In tema di sana e lunga vita la Sardegna ha moltissimo da offrire e il Cannonau è parte della sua ricetta segreta.

 

La longevità dei Sardi è genetica, ma non solo. Secondo studi in merito, potrebbe derivare anche da una combinazione unica di fattori ambientali e sociali, tra cui non ultima l’alimentazione, che da millenni si basa, e si tramanda, su prodotti sani e genuini. Alla dieta locale contribuisce il Cannonau, vero e proprio Elisir di Lunga Vita, che contiene il triplo di anti-ossidanti di altri vini rossi e garantisce benefici al sistema cardiovascolare quasi dieci volte superiori rispetto alle varietà di vino coltivate nelle altre regioni italiane.

 

Chi vuole accompagnare la lettura all’esperienza sul campo non dovrebbe perdere l’occasione per visitare il Nuorese, la Barbagia, il Supramonte, il Mandrolisai e l’Ogliastra, dove le coltivazioni di quest’uva a bacca nera sono più abbondanti: piccoli suggestivi tesori di una terra ricca di sapori e profumi.

 

Passeggiare in scenari mozzafiato tra il Gennargentu e il Supramonte non solo nobilita lo spirito ma gratifica anche il palato ed è occasione per scoprire le note forti dei vitigni locali: la Strada del Cannonau è un itinerario ideale sia per tutti, dalle famiglie in vacanza alle giovani coppie in fuga dalla città.

 

Dove gustare il miglior Vino Cannonau

Jerzu, Tortolì, Oliena e Mamoiada, filari e cantine nel cuore della Sardegna, un percorso da 125 km.

 

Jerzu
Un paese adagiato sulle pendici di un promontorio calcareo e costruito su vari livelli. Attorno, vigneti ricavati sui fianchi ripidi delle colline. Nel suo territorio si produce il famoso Cannonau Rosso Doc: è noto in tutta la Sardegna come la città del vino.

 

Antico borgo dell’Ogliastra sud occidentale, sorge a 450mt d’altitudine nella vallata del Rio Pardu, incorniciato da altopiani calcarei dalle forme singolari, i Tacchi di Porcu ‘e Ludu e di Troiscu. Jerzu, popolato da circa tremila abitanti, si arrampica su vari livelli con ripide strade che conducono a scorci suggestivi.

 

Il suo territorio ha rilievi con pareti scoscese ideali per il free climbing e sentieri di trekking (o mountain bike) nella natura incontaminata con boschi di lecci e aceri, mirti e ginestre, fichi, castagni e mandorli. Varie sorgenti irrigano rigogliosi orti: il paesaggio è dominato da aspre colline con oliveti, coltivazioni cerealicole e, soprattutto vigneti, che si distendono a perdita d’occhio, specie nelle valli del Pardu e del Rio Quirra e nella piana di Pelau.

 

Annualmente vengono prodotti centomila quintali d’uva, da cui deriva il Cannonau rosso che fa di Jerzu la ‘città del vino’. La cantina sociale nata a metà XX secolo è tappa d’obbligo della tua visita. Il nome Jerzu compare per la prima volta in un atto notarile del 1130, nel quale si parla di donazione di vigne. Nel XVI secolo c’erano le vie del vino, che già da allora era esportato anche oltralpe.

 

Al Cannonau sono legati due imperdibili appuntamenti di inizio agosto. Durante la sagra del vino sfilano antichi carri usati per le vendemmie e costumi tradizionali di Jerzu e di gruppi folk isolani e si degustano vino e piatti tipici, Culurgiones e Coccoi Prenas. Compresa nella sagra c’è Calici sotto le Stelle: dal tramonto, in giro per le cantine storiche, è possibile assaggiare vini più pregiati, con accompagnamento musicale di Tenores e Launeddas. Altre prelibatezze sono su Pani Conciu (pane cotto nel vino), e Is Tacculas (tordi aromatizzati col mirto).

 

Per la valorizzazione (e salvaguardia) del patrimonio ambientale in paese è nato il museo naturalistico. Alla natura si aggiunge l’archeologia. I primi insediamenti sono neolitici: le Domus de Janas di Perda Puntuta e di Sa Ibba s’Ilixi. A età successiva risalgono circa trenta insediamenti nuragici, tra cui il Nuraghe s’Omu ‘e s’Orcu. Sulla cima di monte Corongiu, vetta (mille metri) e punto panoramico più spettacolare di Jerzu, ci sono tracce di una necropoli Punica. Quanto all’arte, nell’ex stazione ferroviaria di Jerzu è ospitato il museo Stazione dell’arte di Ulassai, dove sono esposte le opere dell’artista internazionale Maria Lai.

 

Jerzu è anche città del teatro: grazie al festival Ogliastra Teatro. La festa di Sant’Antonio da Padova è la più sentita: il 13 giugno, dalla parte alta del paese il simulacro del santo viene portato in processione alla chiesetta campestre a lui intitolata, in un suggestivo scenario circondato dai Tacchi.

 

Tortoli’

Cittadina conosciuta per la tradizione Enogastronomica che si combina con le origini Agropastorali.

 

Nel suo territorio si produce un ottimo vino grazie alla coltivazione di uve Cannonau e un’ampia offerta di vini da aperitivo, da tavola e da dessert. I vini accompagnano piatti tradizionali come i Culurgiones, varietà di ravioli preparati con pasta a base di farina e acqua e un ripieno di patate e formaggio.

Tortolì è la porta d’Ogliastra, dà accesso a un territorio multiforme e sorprendente: attorno alla città, abitata da undicimila residenti e animata da decine di migliaia di visitatori in estate, troverai spiagge tropicali, boschi e macchia mediterranea, fertili pianure e stagni, dolci colline coltivate e una particolarità, una striscia di porfido rosso che corre parallela alla costa.

 

Le Rocce Rosse sono l’esempio più spettacolare. Il monumento naturale della frazione di Arbatax affiora da acque verdi smeraldo offrendo un suggestivo contrasto cromatico: è scenario del festival musicale Rocce Rosse Blues. Accanto c’è il porto, punto d’arrivo dei turisti e luogo di imbarco alla scoperta delle splendide cale. Il mare di Tortolì è un incanto, il litorale isolano più premiato con le Bandiere Blu. Dietro le Rocce Rosse spicca Cala Moresca, perla ‘cittadina’ con scogli granitici e sabbia dorata. Poco più a sud le tonalità azzurre di Porto Frailis e il lungo Lido di Orrì: sedici chilometri di insenature nascoste e spiaggette, tra cui la splendida Cala Ginepro, con sabbia fine, sassolini levigati e un boschetto di ginepri, e San Gemiliano.

 

Gli scogli rossi affiorano anche nel paradiso di Cea, quattro chilometri di sabbia bianca e soffice. Lo spettacolo della natura è completato da accoglienti aree verdi: il parco urbano La Sughereta e il Parco Batteria, in cime a una collina, con vista su tutto il golfo.

L’età nuragica ha lasciato nel territorio più di 200 monumenti, il sito di s’Ortali ‘e su Monti ne è completa rappresentazione: nei suoi sette ettari sono compresi un nuraghe complesso, una tomba di Giganti, due menhir, capanne, una Domus de Janas, un muro e resti di un altro nuraghe.

 

Con l’arrivo di Fenici (VII secolo a.C.) e Punici nell’area sorse Sulci Tirrenica, porto strategico per i navigatori antichi. Tracce Puniche si trovano nello stagno di Tortolì, mentre vestigia del dominio romano sono i relitti di navi nei fondali del golfo. Eredità spagnola sono le torri di controllo, tra cui la torre di san Miguel. Tra i monumenti cittadini, il museo d’arte moderna su Logu de s’Iscultura e l’ex cattedrale di Sant’Andrea, realizzata a fine XVIII secolo in stile classicheggiante su una chiesa più antica, di cui restano due cappelle, in una fu trovato il simulacro di santa Elisabetta d’Ungheria. All’interno c’è un sontuoso altare in marmi policromi. La festa di Tortolì più sentita è Stella Maris, a fine luglio, nella chiesetta di Arbatax, con processione a mare.

Nei ristoranti assaporerai i Culurgiones, ravioli chiusi ‘a spiga’, le zuppe, Porcetto e Agnello arrosto e Pecora bollita. Tutto accompagnato da un bicchiere di Cannonau, immancabile nell’esperienza in Ogliastra.

 

Oliena
È un paese agricolo conosciuto per le bellezze paesaggistiche e il vino. Nel territorio viene prodotto un Cannonau di ottima qualità, il Nepente, ricordato anche da Gabriele D’Annunzio nella prefazione della guida Le Osterie d’Italia di Hans Barth (1909).

 

Un dipinto romantico fatto di rilievi calcarei, profonde doline, canyon e valli rigogliose. I dintorni di Oliena, borgo della Barbagia ai piedi del Monte Corrasi, a dieci chilometri da Nuoro, sono un immenso monumento naturale, ideale per trekking, biking, climbing e kayak. Il primo insediamento fu romano, confluenza di popoli ribelli come gli Ilienses, secondo Sallustio, troiani rifugiatisi nell’Isola.

 

Oggi il paese, popolato da settemila abitanti, si fregia della Bandiera Arancione, merito di natura, cultura, artigianato e accoglienza della sua comunità. Abili mani sono artefici di opere mirabili: cassapanche di legno, che conservano il Carasau, fini ricami su abiti, tappeti, coltri e gioielli in filigrana. L’olio prodotto da pregiate varietà di olive e il Nepente, celebre Cannonau venerato da D’Annunzio, sono le eccellenze dei campi. La prelibata cucina di impronta pastorale è un’esperienza unica: Macarrones de Busa, Angelottos, Pani Frattau, Porcetto e Capretto arrosto e formaggi. Miele e mandorle sono base dei dolci delle feste: Pistiddu per i fuochi di Sant’Antonio Abate, Origliettas a carnevale, Casadinas a Pasqua, Papassinos a Ognissanti, Amaretti per le cerimonie familiari. Tutto l’anno Seadas, Pistoccos e s’Aranzada. Da assaggiare anche durante Autunno in Barbagia. Celebrazione Attesa è s’Incontru, ultimo atto della Settimana Santa: la scenografia è impreziosita da eleganti abiti e gioielli tradizionali.

 

Strapiombi, guglie e grotte caratterizzano il Monte Corrasi, vetta del Supramonte, arido in cima, ricoperto di lecci al centro, adorno di olivi, viti e mandorli a valle. È attraversato da sentieri, meta di appassionati (e allenati) trekker. Muflone, Aquila Reale e Falco della Regina completano la specialità della dolomite Sarda. Imperdibile è la Valle di Lanaittu, ricca di siti naturalistici e preistorici: racchiude in una dolina il misterioso villaggio nuragico di Tiscali (XV-VIII a.C.), sa Oche e su Bentu, due grotte-capolavoro della natura fra laghi sotterranei, stalattiti e stalagmiti, e la Grotta Corbeddu, dove sono state trovate tracce umane risalenti al Paleolitico.

 

A inizio valle troverai sa Sedda ‘e sos Carros: in età nuragica vi si lavoravano i metalli e si praticava il culto delle acque. Altri trenta siti nuragici punteggiano il territorio. Anche le eredità pre-nuragiche sono infinite: riparo sottoroccia di Frattale, 40 Domus de Janas, dodici Menhir e villaggio di Biriai. Vicino alla valle sgorga la sorgente di Su Gologone, monumento nazionale grazie a profonde acque blu e verdi ghiacciate. Accanto c’è Nostra Signora della pietà, uno dei simboli della devozione della comunità Olianese. Dell’influenza gesuita è testimone la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola. Nell’ex-collegio sono conservati retablo di san Cristoforo (XVI secolo) e statue lignee, tra cui il Cristo de s’Iscravamentu. Insieme al ponte di Pappaloppe (‘dei pisani’), testimone dello sviluppo medioevale del borgo è la chiesa di santa Maria (XIII-XIV secolo).

 

Conserva lo schema Gotico-Aragonese, seppure l’aspetto attuale è risultato di rimaneggiamenti. Altri edifici di culto sono il seicentesco oratorio di santa Croce, Nostra Signora d’Itria, la Vergine del Carmelo e San Lussorio, cui è dedicata una festa molto sentita. In campagna spiccano San Giovanni e Nostra Signora del Monserrato, caratterizzate da Sas Cumbessias, dimore per i novenanti.

 

Mamoiada
Nel 1770 i vice ré Sabaudi notarono Mamoiada per l’abbondanza di vigneti. Nel paese si produce un ottimo Cannonau, dall’aroma speciale e dall’elevata gradazione alcolica.

 

Il centro è famoso per le sue tradizionali maschere carnevalesche dei Mamuthones e degli Issohadores e per il meraviglioso contesto ambientale di boschi di querce e castagni che circondano il centro abitato.

 

Per i suoi atavici e suggestivi riti carnevaleschi Mamoiada attrae visitatori da tutto il mondo. Mamuthones e Issohadores sono i simboli del paese. I primi portano una maschera nera con tratti marcati, intagliata in legni pregiati, e indossano pelli ovine su cui caricano Sa Carriga, trenta chili di campanacci. Durante la sfilata per le vie cittadine e intorno ai falò, il 17 gennaio in onore di Sant’Antonio Abate, a febbraio per Carnevale e occasionalmente durante le sagre, incedono imponenti con una danza ancestrale, guidati dagli Issohadores, riconoscibili per i preziosi ed eleganti abiti rossi e bianchi.

 

Il loro nome viene da Soha, la fune con cui prendono a lazo gli spettatori. Si dice che anticamente, servisse a catturare la donna che si voleva sposare.

Per approfondirne la conoscenza potrai visitare i tre musei del centro: delle Maschere Mediterranee, della Cultura e del Lavoro e dell’Archeologia e del Territorio.

 

Mamoiada è anche il paese del vino. Intensi profumi di uve arricchiscono il paesaggio: dalle vigne ecco Cannonau e Granazza. Negli ultimi anni sono numerosi i premi vinti dalle cantine locali a livello regionale e nazionale. Mentre nelle case per Carnevale si preparano Sas Orulettas, (Chiacchiere) intrecciate cosparse di zucchero a velo, da assaporare assieme agli altri i dolci tipici.

 

Ottima occasione per assaggiare i piatti tipici è Tapas, l’appuntamento a Mamoiada di Autunno in Barbagia, generalmente la prima settimana di novembre.

 

I sentieri dei pastori caratterizzano il paesaggio, percorribili a piedi o in mountain bike, alla scoperta di bellezze naturali e testimonianze del passato. All’interno del paese sono presenti ben tre siti di Domus de Janas, la fontana di su ‘Antaru Vetzu (di epoca romana) e la misteriosa Stele di Boeli o sa Perda Pintà (3500 a.C.), un enorme Menhir decorato con cerchi concentrici, simbolo del culto dell’acqua, una testimonianza unica in Sardegna.

 

Altra particolarità è la presenza di reminiscenze bizantine risalenti all’Alto Medioevo, espresse dal culto dei santi Cosma e Damiano: un santuario loro dedicato è visitabile appena fuori dal paese.

 

Vino Cannonau di Sardegna Doc